mercoledì 4 maggio 2011

Le vignette di Lorenzo Gugliotti



sabato 30 aprile 2011

Sanità regionale, bocciato il piano di rientro

«La verifica annuale del piano di rientro della regione Calabria per l’anno 2010 ha esito negativo». E' quanto emerge dal verbale delle riunioni di febbraio e marzo 2011 che hanno visto il commissario per l’attuazione del piano di rientro dal debito sanitario della Calabria, Giuseppe Scopelliti, a confronto con il Tavolo interministeriale Massicci e il Comitato permanente per la verifica dei livelli essenziali di assistenza. Dall’istruttoria effettuata dal Comitato e dal Tavolo Massicci (che ha il compito di verificare l’attuazione del piano di rientro) si arriva a concludere che «il processo di risanamento strutturale» della sanità «non appare consolidato», anche se per quanto riguarda la definizione delle reti «appare correttamente impostato in via generale».
La Calabria però, potrà accedere all’anticipazione di liquidità per coprire in parte il debito. L’anticipazione potrà ammontare fino a un massimo di 500 milioni di euro. Anche se non si esclude un ribasso della somma «in relazione all’andamento del tasso di interesse e alla copertura disposta dalla Regione». L’entità della copertura - da formalizzare con contratto di prestito trentennale - sarà valutata dal ministero dell’Economia «anche in considerazione del fatto che la gestione corrente risulta pesantemente gravata dagli oneri» determinati dai ritardi dei pagamenti che prospettano il «pericolo di compromissione dell’intero processo del pagamento del debito pregresso».
La Regione, intanto, in base a due leggi regionali (una del 2009 e una del 2011) ha individuato una quota di entrate in libera disponibilità: si tratta di una somma di 30 milioni relativa all’imposta regionale sulla benzina per autotrazione e alla tassa automobilistica regionale per la copertura del mutuo trentennale. Dunque, si fa leva sul gettito fiscale. E sempre a questo strumento si rimanda a proposito dell’entità del debito maturato dal primo gennaio 2006 al 31 dicembre 2010: si tratta di un disavanzo «non coperto» e «valutato in 1.046,983 milioni di euro», quindi poco più di un miliardo. Proprio alla luce di questo disavanzo, Tavolo Massicci e Comitato arrivano a concludere che «si prefigurano le condizioni per l’applicazione degli automatismi fiscali previsti dalla legislazione vigente, vale a dire l’ulteriore incremento delle aliquote fiscali di Irap e addizionale regionale Irpef per l’anno di imposta in corso, nelle misure rispettivamente di 0,15 e 0,30 punti».
Inoltre, stando così le cose, si prefigurano le condizioni per «l’applicazione del blocco automatico del turnover del personale del servizio sanitario regionale fino al 31 dicembre del secondo anno successivo a quello in corso».
A Roma si è discusso anche della richiesta della Regione di poter accedere ai Fondi Fas (i fondi per le aree sottoutilizzate) relativi ai programmi di interesse strategico in linea con delibera Cipe del 2009. La richiesta - avanzata per coprire in parte il debito - è stata esclusa perché, tenuto conto dello stato dell’arte per quanto riguarda il risanamento contabile della sanità, «in tali termini non si sono verificate le condizioni per l’erogazione».
Tavolo Massicci e Comitato hanno prospettato alla Regione una prossima riunione per discutere ancora del cronoprogramma degli interventi da mettere in campo.

Il Quotidiano della Calabria 30 aprile 2011

giovedì 24 marzo 2011

Scopelliti visita tre ospedali nel reggino, non chiuderanno

SIDERNO (REGGIO CALABRIA), 24 MAR - ''Non chiuderanno ma saranno riconvertiti i sei ospedali interessati dal piano di rientro sanitario''.

A ribadirlo e' stato il presidente della Regione, Giuseppe Scopelliti, che stamani ha visitato tre ospedali nel reggino (Siderno, Taurianova e Polistena) interessati alla riconversione prevista nel piano. Il Governatore ha assicurato che le strutture resteranno presidi ospedalieri. A Polistena Scopelliti, dopo una visita nei reparti, ha inaugurato il nuovo pronto soccorso. (ANSA).

giovedì 10 febbraio 2011

Indagati i vertici ASP Provinciali

INFORMAZIONI DI GARANZIA AI VERTICI PROVINCIALI DELL’A.S.P. - ABUSO D’UFFICIO PER IRREGOLARE STABILIZZAZIONE DI PERSONALE PRECARIO. INDAGINI DELLA GUARDIA DI FINANZA.

Sotto accusa i vertici dell’Azienda Sanitaria provinciale per avere stabilizzato 439 unità di personale precario benché privi di determinati requisiti soggettivi ed oggettivi di posizione per legge richiesti. La Procura della Repubblica cosentina ha concluso le indagini, coordinate dal Procuratore capo Dario Granieri, dal Procuratore aggiunto Domenico Airoma, nonché dal Sostituto Procuratore Adriano Del Bene. I Finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Cosenza che hanno indagato, hanno provveduto a consegnare ai vertici pro-tempore della A.S.P. di Cosenza (Direttore Generale, Direttore Sanitario, Direttore Amministrativo responsabile delle risorse umane, Responsabile dei procedimenti amministrativi) le informazioni di garanzia poiché indagati in concorso per le ipotesi d’abuso d’ufficio con riguardo al complesso “affare” delle “stabilizzazioni”. Il tutto si sarebbe dovuto perfezionare in applicazione delle normative di rango nazionale e regionale in deroga al principio di accesso nella p.a. tramite concorso pubblico. Le ipotesi delittuose d’abuso d’ufficio hanno riguardato diversi casi di assunzioni a tempo indeterminato di lavoratori precari privi dei requisiti di legge tra cui anche la figlia di uno dei componenti la dirigenza. Nel dettaglio, la complessa attività investigativa delle Fiamme Gialle, ove sono state vagliate le posizioni di tutti i lavoratori interessati al contesto di specie, ha consentito di appurare come, comunque, nella loro interezza le procedure adottate dagli indagati fossero connotate da gravi e diffuse irregolarità. Tra le tante, la stabilizzazione di unità di precariato riveniente dai rapporti di lavoro cc.dd. “co.co.co.” in assenza di qualsiasi requisito di legge avendo previsto il legislatore, in questo caso, l’adozione di procedure concorsuali per il passaggio al rapporto di lavoro a tempo determinato. Ancora, l’inquadramento di figure professionali che lo stesso contratto collettivo nazionale prevedeva in esaurimento e, quindi, destinate a spirare senza poter essere né rinnovate, nè, a maggior ragione, stabilizzate e per le quali si è usato l’escamotage del cambio di qualifica a favore dei “beneficiari” così da ottenere il risultato voluto. Infine, i contratti di assegni di ricerca, altra tipologia categoricamente esclusa dal novero delle possibili regolarizzazioni, vincolato all’obiettivo (ricerca) e alla persona contrattualizzata per un periodo stabilito e determinato nel tempo (anche in caso di unico rinnovo) e destinato ineludibilmente a spirare e, quindi, non “stabilizzabile”. I certosini approfondimenti d’indagine, in definitiva, hanno consentito di ipotizzare e segnalare anche alla Magistratura contabile catanzarese un danno erariale, consistito nelle retribuzioni lorde corrisposte al personale illegittimamente regolarizzato, ammontante ad oltre 14 milioni di euro ed in capo ai componenti gli organi di vertice pro-tempore dell’ente in questione, nonchè ai dipendenti dell’A.S.P. che hanno partecipato ai lavori della commissione valutativa per le stabilizzazioni. Tra gli stabilizzati vi sono parenti stretti di politici che hanno trovato questo escamotage senza tenere conto dello stato di disagi di tanti altri giovani meritevoli che aspettano la sistemazione.
9 febbraio 2011.

Alessandro Alfano

venerdì 10 dicembre 2010

La Vignetta di Lorenzo Gugliotti

domenica 5 dicembre 2010



venerdì 19 novembre 2010

mercoledì 27 ottobre 2010

Cerchiamo di non mercanteggiare la Sanità

Cerchiamo di non mercanteggiare la Sanità
Ma volete fare proprio i nemici dell’Ospedale Chidichimo ?

gli intoccabili

Sento una grande pena per certi atteggiamenti alla Ponzio Pilato. Forse ho pure sbagliato a difendere quelli che oggi si rivelano come travestiti da progressisti e democratici. Si continua a buttare cenere negli occhi della gente che ha lottato da sola. Non credevo che certi “signori in camice bianco” e certi “politici” in pantaloncini colorati posassero davanti alla televisione pubblica e ai fotografi, quasi per una comparsa di Pulcinella sulla statale jonica. Purtroppo, vi siete fatti vedere quando avete capito che la popolazione si era ribellata con forza, con coraggio, con cuore e anche con rabbia: non poteva essere “educata e serena”, come ha erroneamente scritto qualcuno. Questa volta, la gente era “incazzata” davvero. Ma la TV ha mostrato solo medici e politici sorridenti e paffuti. I veri arrabbiati non hanno mangiato la bistecca; non hanno dormito per tre notti intere.

Purtroppo, i nostri “rappresentanti del popolo” sono stati muti quando l’Ospedale “Chidichimo” veniva quotidianamente “spoliato” dinanzi ai loro occhi. Non era il caso di “disturbare Loiero e Petramala. I nostri, diffondevano solo i loro comodi comunicati stampa, annunciando che sarebbero andati prima da Loiero, e poi da Scopelliti ! E voi credete che i sindaci si siano dimessi davvero ?

Fate finta di non sentire la gente che non crede più ai proclami demagogici dei novelli populisti. L’Ospedale è chiuso per sempre. L’ha ucciso il clientelismo di ieri e il piccolo affarismo di oggi. Non vogliamo fare più processi, ma abbiamo almeno il coraggio di ammetterlo, tutti.

L’ultima vergogna è la guerra tra poveri che, da novelli “padrini”, state provocando tra i dipendenti dello stesso ospedale: ci sono i superprotetti (dei camici bianchi e dei politici ceh guardano solo al loro orticello) e i non garantiti, nemmeno dal diritto e dalla legge. C’è addirittura chi fa promesse per le prossime elezioni di Trebisacce. Infine, si è pure scoperto che certi “intoccabili” sono addirittura parenti, amici e “clienti”, costretti a svendere il voto e la coscienza.
Utilizzate gli eterni voltagabbana che passano da una barca all’altra. A voi non interessa il cittadino politicamente e socialmente consapevole. Interessano ancora i disperati, i furbi e gli arrivisti usa e getta. E’ veramente umiliante per chi vuole fare politica, utilizzando la povertà e il bisogno dei soliti “lazzaroni”: i quali, dopo aver applaudito a Masaniello, lo mandarono al patibolo e si fecero calpestare nuovamente dal re di Napoli: Evviva lu rrè ! ... e subito dopo: abbasso lu rrè ! Se li “educati” in questo modo, faranno così anche per voi, “politici” del 2010 !

Non ci aspettavamo il basso mercato degli imboscati di questi giorni, i quali, grazie alla protezione dall’alto, li avete abituati a non lavorare con coscienza e professionalità. Questi infelici protetti non lavoravano né a Trebisacce e non vogliono andare a lavorare nemmeno a Corigliano, dove ci sono altri imboscati.

La gente che ha capito non può chiamare “politici” quelli che chiedono il voto per “accontentare” servi e lecchini. Non può chiamare medici del pubblico servizio quelli che durante lo sciopero stavano affacciati alla finestra. E che dire di altri “protetti”, di altri “grandi elettori” che dirottavano la gente nei loro studi privati ? Nemmeno questo si può dire ? E allora, arrestatici tutti !
Questi “salariati” del pubblico denaro non hanno mai creduto a un ospedale di tutto il territorio, non hanno mai pensato alla salute dei malati che vivono nelle zone interne e più isolate dell’Alto Jonio.

Si è smarrito il vero senso della politica: che é servizio collettivo, e non come piccola scalata personale. Anche voi avete contribuito a far chiudere le sezioni dei partiti, perché non vi conviene ascoltare la base. Ormai, la gente parla di “sedicenti democratici” che non sono capaci di presentare un progetto politico unitario, politicamente e socialmente impegnato. Si sono venduti anche certi “compagni” della rivoluzione.
Fortuna che ci sono ancora giovani che credono alla RISCOSSA democratica. Suggeriscono una grande azione di massa; fatta non con la violenza, ma non con i provocatori in pantaloncini colorati e con quei “camici bianchi” seduti e sorridenti sulla 106. E se è vero che qualche povero “imboscato” debba compiere anche il sacro dovere del prosciutto e della soppressata, siamo proprio caduti in basso ! Ci farete morire con Berlusconi e Scopelliti; pure voi fate i poveri imboscati ! Ricordatevi che i briganti non erano delinquenti nati, ma li fecero diventare tali i “galantuomini” del 1800 che da borbonici, passarono trasformisticamente con l’Unità d’Italia. Il gattopardismo c’è pure oggi. Atro che 150° dell’Unità !

(firma Rizzo Giuseppe – Via S. Pietro, 17 – 87070 Albidona- CS - Italia del Sud; tel. 0981/500192)

domenica 17 ottobre 2010

sabato 16 ottobre 2010






giovedì 14 ottobre 2010

Le Vignette di Lorenzo Gugliotti




mercoledì 13 ottobre 2010

10 domande al Commissario Scopelliti e agli Assessori regionali della provincia di Cosenza sul Piano di Rientro in sanità.

10 domande al Commissario Scopelliti e agli Assessori regionali della provincia di Cosenza sul Piano di Rientro in sanità.
Il Coordinamento delle Associazioni di Volontariato a difesa dell’ospedale dell’Alto Jonio di Trebisacce, stanco delle continue offese che è costretto ad ascoltare ogni qualvolta il Commissario Scopelliti parla dell’ospedale di Trebisacce nelle varie esternazioni pubbliche o nelle presentazioni del suo Piano di Rientro in sanità, si sente costretto a porre all’attenzione dello stesso Commissario, della classe politica calabrese e dei “tecnici” e consulenti regionali i seguenti quesiti:
1. Nel Piano di Rientro in sanità, presentato dal Commissario Scopelliti, il Patto Stato-Regione, ovvero il “Patto della salute” 2010-2012 firmato in data 3.12.2009 dal Governo e dalle Regioni fra cui la Regione Calabria, è stato rispettato in modo uniforme per tutti i cittadini calabresi ed in particolar modo per gli abitanti dell’Alto Jonio cosentino? E’ vero che il finanziamento del fondo sanitario regionale avviene per quota pro-capite e che a questo concorrono anche i cittadini dell’Alto Jonio?
2. Al Commissario Scopelliti ed ai suoi “tecnici” risultano, nel corso degli anni, casi eclatanti di malasanità per l’ospedale di Trebisacce tanto da definirlo in modo erroneo ed offensivo “ospedale della morte”?
3. Nel Piano di Rientro alcuni ospedali ad elevato costo di gestione e con popolazione contenuta vengono definiti “Ospedali di montagna” con la tipologia di un ospedale generale e nell’Alto Jonio con 8 comuni su 16 dislocati fra 600 e 1000 metri s.l.m. nel Parco del Pollino, con una orografia molto dissestata e con una popolazione di 60.000 abitanti l’ospedale di Trebisacce come viene considerato?
4. E’ pensabile che un cittadino dell’Alto Jonio per farsi curare nel più vicino ospedale della sua regione debba affrontare in auto un percorso che va da un minimo di 50 Km ad un massimo di 100 Km e per circa la metà su strade di montagna sconnesse e pericolose? Tali distanze e relativi tempi di percorrenza rientrano nella normativa nazionale ed europea sui trasporti sanitari urgenti verso gli ospedali?
5. Il Commissario e i suoi tecnici sono a conoscenza che in molte altre realtà italiane, a vario Governo politico, aree come l’Alto Jonio hanno un’assistenza ospedaliera di tutto rispetto con le modalità di ospedale generale pur essendo vicini, in linea d’aria, ad ospedali più grandi come per esempio si può constatare in Lombardia,Toscana,Veneto, …?
6. Il Commissario ed i suoi tecnici hanno considerato “l’effetto domino sanitario” negativo secondario alla chiusura dell’ospedale di Trebisacce sull’ ospedale di Rossano-Corigliano per ciò che riguarda i ricoveri urgenti,quelli ordinari, le liste di attesa per gli accertamenti diagnostici di 2° livello che andranno a penalizzare non solo gli abitanti dell’Alto Jonio ma di tutta la Sibaritide, in primis Rossano e Corigliano? C’è consapevolezza che l’attuale organizzazione degli ospedali di Rossano e Corigliano ed il depotenziamento dell’ospedale di Trebisacce stanno mettendo già oggi ed ancor più domani a forte rischio la popolazione di 177.000 abitanti della Sibaritide di cui 60.000 abitanti nell’Alto Jonio?
7. Il Commissario ed i suoi tecnici hanno previsto, in una riviera jonica a vocazione turistica e ricca di villaggi vacanze, l’aumento della popolazione nei mesi estivi che nella Sibaritide arriva a 300.000 abitanti e nell’Alto Jonio, in particolare, a 120.000 senza che ci sia sul territorio altra struttura sanitaria pubblica o privata oltre l’ospedale di Rossano-Corigliano?
8. Il Commissario e i suoi tecnici hanno previsto il netto incremento delle “fughe”, in una zona non solo di montagna ma anche di confine, verso l’ospedale di Policoro e quelli pugliesi che ad oggi, con la chiusura di ostetricia e chirurgia a Trebisacce, induce un deficit per mobilità passiva di oltre 9 milioni di euro per il solo presidio di Trebisacce e che sarà destinato a triplicare?
9. E’ vero che alcuni protocolli d’intesa con le regioni limitrofe, di fatto, limiteranno ai cittadini dell’Alto Jonio i ricoveri ordinari negli ospedali lucani e pugliesi penalizzando così la libera scelta nelle cure?
10. E’ stato previsto “l’effetto domino sociale” negativo che la chiusura dell’ospedale di Trebisacce può produrre nell’Alto Jonio e nella Sibaritide? Precisamente:
a) Accentuazione dello spopolamento delle zone montane verso la marina per tutelare la propria sicurezza sanitaria ed aumento del dissesto geo-ambientale;
b) Doppio aumento della spesa sanitaria delle famiglie per trasferimento giornaliero dei familiari o soggiorno in altre città della regione o nazionali anche per interventi routinari e per perequazione dell’assistenza extraregionale;
c) Impoverimento culturale del territorio per la perdita di una classe professionale media-alta ed accentuazione della fragilità economica;
d) Frantumazione del concetto di Sibaritide con contrapposizioni zonali ed innesco di derive secessionistiche verso la Basilicata.
A queste e ad altre domande i cittadini dell’Alto Jonio aspettano una risposta dal Commissario, dagli Assessori regionali della provincia di Cosenza e dai” tecnici” e consulenti regionali.
Il Coordinamento delle Associazioni di Volontariato a difesa dell’ospedale dell’Alto Jonio di Trebisacce è disponibile ad un confronto pubblico su questi temi. Convinti che c’è bisogno di un cambiamento nella sanità calabrese si auspica che ciò sia in meglio e non penalizzi alcuni a vantaggio di altri.
Per ragionare bisogna sapere e quindi l’informazione necessita di ascolto che finora non c’è stato.
La tutela della salute è un servizio che lo Stato e la Regione deve garantire almeno con i livelli essenziali di assistenza e non con calcoli matematici che si modificano secondo il proprio tornaconto. L’Alto Jonio confida nella forza del ragionamento su dati obiettivi ed anche sul buon senso. L’efficienza della sanità si ottiene con la lotta allo spreco ma anche con gli investimenti, sempre assenti nell’Alto Jonio, e talora i tagli sbagliati inducano un netto incremento della spesa e dell’inefficienza.

Queste domande ed un dossier comprendente tutti i documenti tecnici elaborati dalle Associazioni, la diffida e la Class Action già presentata, la rassegna stampa di un anno di lotta ed una completa documentazione fotografica sarà trasmesso per opportuna conoscenza oltre che ai diretti interessati anche ai seguenti soggetti istituzionali: Presidente della Repubblica, Ministro della Salute, Presidente Tavolo Massicci Ministero dell’Economia, Presidente Conferenza Stato-Regione , Presidente Commissione sanità di Camera e Senato, Presidente della Commissione degli errori in sanità, Presidente della Regione Lombardia, Agenas-Agenzia Nazionale Sanità, Direttore Generale degli ospedali della Calabria, Presidente ANCI della provincia di Cosenza, Sindacati provinciali medici e di categoria.

martedì 12 ottobre 2010

lunedì 11 ottobre 2010

Passaggio in Lucania



Walter Astorino
SIAMO CALABRIA O BASILICATA?
Considerazioni sull’identità etnica, storica e culturale dell’Alto Jonio.

Sibari, la mitica Sibari. La metropoli classica del lusso e dell’arte, distrutta dalla furia dei Crotonesi.Ed ecco che ci risiamo. Il Brutio ci assedia ancora una volta.
Come fossimo una colonia, la Regione ci nega il diritto alla Salute, e quindi alla Vita.
- Ospedale di Trebisacce, una “guerra” tra Calabresi -…, ma sarà vero?
Sfatiamo subito un’inesattezza storica e culturale, l’Alto Jonio non è
propriamente Calabria, almeno dal punto di vista storico ed etnico.
Noi siamo Enotri, discendenti di Broglio, parenti stretti dei vicini Lucani, con i quali abbiamo condiviso per tremila anni, territorio, mentalità ed usi. I Bruzi sono un’altra stirpe, stanziati a sud del fiume Crati, indomite tribù guerriere, piuttosto diverse da noi. E la Calabria allora? In realtà era l’antico nome dell’attuale Salento, sin da quando i primi Greci vi si erano stabiliti.

E’ solo dalla fine del sec. VII d.C., che i Bizantini, in guerra con i Longobardi, avendo perso il dominio della penisola Salentina, trasferirono il nome "Ducato di Calabria", al territorio in cui si erano ritirati, che va da Reggio Calabria a Rossano, di cui capitale fu, prima, Reggio Calabria e poi Rossano stessa.
In seguito, VIII secolo, buona parte dell’Alto Jonio, fu annessa al Principato di Salerno, corrispondente, all’incirca, all’attuale Basilicata.


Attorno all’anno mille, il Principato di Salerno occupava tutta
l’attuale Basilicata e la nostra costa Jonica.

Ahi, la nostra splendida costa, ovvero Sibaris, Siris, Heracles, Metapontum:
l’antica Magna Grecia. Quanta gloria, confrontata all’attuale Magna Magna….
Ma torniamo all’hic et nunc.
Viaggiando in automobile, sulla 106 jonica, quando da Rocca Imperiale entriamo nel territorio di Nova Siri, Basilicata, notiamo immediatamente che qualcosa è cambiato:
l’asfalto. Sembra di avere sostituito pneumatici ed ammortizzatori. In breve tempo, la Regione Basilicata, ha approntato gli ammodernamenti della 106, che ne hanno cambiato il volto: ora è paragonabile ad una autostrada.
E da noi? Ahi di nuovo, il confronto fa male, ferisce.
Di fronte alle gallerie di Montegiordano, inutilizzati monumenti
al dio spreco, la mente, contrita, si rassegna, ed in un sano istinto di sopravvivenza, si spegne, e smette di pensare, e di vedere. Vogliamo fare altri mille esempi? No, non c’è bisogno di piangersi ancora addosso. Sarebbe il solito ed inutile sfogo.
Sappiamo.
La Sanità Calabra, poi, è la punta dell’iceberg:
in Calabria si sperpera, e nell’Alto Jonio si taglia.
In Calabria Ospedali e Cliniche Private a pochi kilometri l’una dall’altra, e nell’Alto Jonio si taglia.
Ed allora? potremmo darlo noi un taglio, un taglio netto.
La Legge lo consente,
la Costituzione della Repubblica Italiana lo prevede.
Cosa dice in merito la Costituzione?
Art. 132, comma 2: “si può con l’approvazione della maggioranza delle popolazioni della Provincia o delle Province interessate e del Comune o dei Comuni interessati espressa mediante referendum e con la legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali, consentire che Province e Comuni, che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione ed aggregati ad un’altra”.



E’ evidente: si tratterebbe, in fondo di ripristinare i confini geografici “naturali”, ricucendoci ad un’identità socio-culturale, quella dell’area area linguistica di Lausberg, e dando alla Basilicata il giusto accesso a quaranta kilometri circa di mare in più, rispetto alla situazione odierna.

Del resto, la situazione attuale è assolutamente anomala.
La Provincia di Cosenza è una delle provincie più grandi d’Italia, con i suoi 6650 kmq si estensione, vasta, da sola, più dell’intera Regione Liguria, che a fronte di soli 5421 kmq, vanta ben 4 province! Come potrebbe allora Cosenza, anche volendo, gestire al meglio le nostre esigenze locali?
Sembrerebbe molto più logico, invece, aggregarci a realtà a noi vicinissime, come Nova Siri, Policoro, Scanzano ecc., che condividono con noi esigenze, problematiche ed obiettivi comuni, oppure con la provincia di Potenza, offrendole uno sbocco sullo Jonio, oltre a quello sul Tirreno.

Un esempio recente? Eccolo.
Il 14 agosto 2009 è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 188 la Legge n. 117/2009 che sancisce il passaggio di un gruppo di sette Comuni, dalla provincia di Pesaro e Urbino, nelle Marche, alla provincia di Rimini, in Emilia-Romagna, in base al già citato art. 132 comma 2 della Costituzione.





Ecco come è andata:
Nel dicembre 2006, i Comuni di Casteldelci, Maiolo, Novafeltria, Pennabilli, San Leo, Sant’Agata Feltria e Talamello hanno votato, con un referendum, il passaggio dalla Regione Marche alla Regione Emilia-Romagna,
vedi Gazzetta Ufficiale n. 300 del 28.12.2006.
Successivamente, il Consiglio dei Ministri, il 5 Aprile 2007, ha approvato ai sensi dell’art. 45, comma 4, della legge n. 352/70, il Ddl per il distacco territoriale dei Comuni suddetti dalla Regione Marche e la loro aggregazione alla Regione Emilia-Romagna, che ha iniziato il suo iter parlamentare.
Infine, 14 agosto 2009 è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 188 la Legge n. 117/2009 che sancisce il passaggio dei Comuni di Casteldelci, Maiolo, Novafeltria, Pennabilli, San Leo, Sant'Agata Feltria e Talamello dalla provincia di Pesaro e Urbino alla provincia di Rimini.


E noi?

Walter Astorino presidente Assopec Trebisacce
comitato “Passaggio in Lucania – Alto Jonio Libero in Basilicata”
Officine Grunf

domenica 10 ottobre 2010



venerdì 8 ottobre 2010